Tatami (stuoie di paglia per il pavimento): da dove viene?
I tatami vengono dalle antiche capitali del Giappone, Nara e Kyoto. Queste stuoie per il pavimento, oggi imbottiture compatte sotto una copertura di giunco intrecciato, comparvero nelle case dei nobili nel periodo Heian (794–1185), e le stanze giapponesi si misurano ancora in base a quante stuoie contengono.
Stuoie da piegare
Il nome viene dal verbo tatamu, «piegare» o «impilare», perché i primi tatami erano abbastanza sottili da poter essere piegati o impilati quando non servivano. L’antica cronaca Kojiki ne nomina già diversi tipi, di carice, di pelle e di seta. Il tatami più antico giunto fino a noi, della metà dell’VIII secolo, è conservato al Tōdaiji di Nara. Nelle case nobili del periodo Heian i pavimenti erano di legno, e alcune stuoie venivano stese come sedili o letti, un lusso riservato all’alta aristocrazia.
Da poche stuoie a stanze intere
Dalla fine del XII secolo i tatami si diffusero, e verso il XIV secolo avevano spesse anime di paglia ben pressata. Nello stile shoin del periodo Muromachi si arrivò a coprire di stuoie stanze intere, a cominciare da quelle piccole. La cerimonia del tè portò i tatami nelle case di città, ma la gente comune li usò ampiamente solo dalla metà del periodo Edo (1603–1868), e i villaggi contadini li adottarono solo nel periodo Meiji (1868–1912).
Stanze misurate in stuoie
Un tatami è un rettangolo in proporzione 2:1, di solito di circa 91 per 182 cm, ma le misure variano da regione a regione: il formato di Kyoto è il più grande. Le stanze in stile giapponese misurano in genere 4,5, 6 o 8 stuoie, e le stanze del tè spesso 4,5. Una stuoia ha un’anima spessa circa 5 cm, un tempo di paglia di riso compressa e oggi spesso di schiuma o di pannello di trucioli di legno, una copertura intrecciata di giunco igusa e un bordo di stoffa. Eppure la domanda di coperture nuove è scesa da 45 milioni nel 1993 a 14,9 milioni nel 2012.
Fonti: nippon.com ↗ · en.wikipedia.org ↗ · ja.wikipedia.org ↗