Da dove vengono abiti e moda
Tanti capi d’abbigliamento portano il nome del posto sbagliato, o di nessun posto. Ogni storia mostra dove un capo, un cappello, una scarpa o un tessuto è stato realizzato e indossato per la prima volta.
23 storie da 6 continenti
- Africa · 3
- Asia · 4
- Europa · 6
- Nord America · 4
- Sud America · 3
- Oceania · 3
Africa
Aso oke (stoffa tessuta a mano)
📍 Terre yoruba (Nigeria sud-occidentale)
L’aso oke è una stoffa tessuta a mano da tessitori yoruba, di solito uomini, e Iseyin, nel sud-ovest della Nigeria, è la sua grande città tessile. Il cangiante alaari rosso o viola, il sanyan beige e l’etu indaco diventano tuniche, berretti e il gele, il copricapo delle donne.
Stoffa kente
📍 Ghana (terre degli Asante e degli Ewe)
Il kente è tessuto in strisce strette, spesso larghe quanto una mano, che vengono cucite insieme in un grande tessuto dai colori vivaci. I tessitori asante ed ewe dell’attuale Ghana lo producono almeno dal Seicento; secondo una leggenda asante fu ispirato da una ragnatela.
Tessuto kuba («velluto» di rafia)
📍 Kasai, RD del Congo (Regno dei Kuba)
Il tessuto kuba viene dall’antico Regno dei Kuba, nella regione del Kasai nella RD del Congo. Gli uomini tessono quadrati di fibra di palma rafia, poi le donne li ricamano e tagliano i punti fino a ottenere un pelo morbido che sembra velluto.
Asia
Sari
📍 Subcontinente indiano
Il sari è un unico telo non cucito, lungo circa da 4 a 8 metri, avvolto intorno alla vita e drappeggiato sulla spalla. Deriva da un antico trio indiano: un telo per la vita, uno per le spalle e una fascia per il petto; il nome viene dal sanscrito per «striscia di stoffa».
Scialle di Manila (mantón de Manila)
📍 Canton (Guangzhou) e Macao, Cina
Nonostante il nome, gli scialli di Manila erano scialli di seta ricamati a Canton (Guangzhou), in Cina, per l’esportazione. Le navi li portavano in Spagna passando per Manila, e con le loro lunghe frange di seta entrarono nel costume delle ballerine di flamenco.
Tacchi alti
📍 Persia (Iran)
I tacchi nacquero in Persia per cavalcare: aiutavano i cavalieri a tenere i piedi nelle staffe. Verso il 1600, quando la Persia di scià Abbas affascinava l’Europa, gli uomini europei li adottarono, e alla corte di Luigi XIV i tacchi rossi distinguevano i privilegiati.
Ventaglio pieghevole
📍 Kyoto–Nara, Giappone
Gran parte degli storici attribuisce al Giappone il ventaglio pieghevole. Nel 988 un monaco giapponese ne mandò all’imperatore cinese, e in Cina li chiamarono «ventagli giapponesi». Probabilmente mercanti portoghesi li portarono per primi in Europa, dove la Spagna li rese famosi.
Europa
Basco (berretto)
📍 Pirenei occidentali, Francia e Spagna
Il basco era il copricapo quotidiano dei pastori dei Pirenei occidentali, dalle valli di Ansó e Roncal fino al Béarn. Laboratori intorno a Oloron-Sainte-Marie iniziarono a produrlo per il commercio nel corso del 1600, e il mondo lo conobbe come «berretto basco».
Blazer
📍 Cambridge, Inghilterra
I primi blazer furono le giacche rosso acceso del Lady Margaret Boat Club, il club di canottaggio del St John’s College di Cambridge, fondato nel 1825. Furono chiamati blazer per il loro colore sfolgorante («blazing» in inglese), e il nome passò alle giacche di altri club.
Chelsea boots (stivaletti con elastico)
📍 Londra, Inghilterra
Gli stivaletti con elastici laterali furono inventati nella Londra vittoriana da J. Sparkes Hall, calzolaio della regina Vittoria, che si vantava che lei ci camminasse ogni giorno. Diventarono «Chelsea boots» solo negli anni 1950 e ’60, quando li riscoprì il giro di King’s Road.
Cravatta
📍 Croazia (Confine militare asburgico)
La cravatta risale alle sciarpe annodate al collo dei soldati croati al servizio della Francia durante la guerra dei Trent’anni (1618–1648). I parigini le copiarono e le chiamarono «cravates», da «Croates». La Croazia celebra oggi il Giorno della cravatta il 18 ottobre.
Lederhosen (calzoni di cuoio)
📍 Alpi bavaresi e austriache
I calzoni di cuoio un tempo si portavano in tutta Europa, ma sopravvissero come abiti da lavoro e da caccia sulle Alpi bavaresi e austriache. Quando anche lì stavano sparendo, un maestro fondò nel 1883 un club per salvare il costume locale; oggi spopolano all’Oktoberfest.
Stivali Wellington (stivali di gomma)
📍 Londra, Inghilterra
I wellington prendono il nome dal 1º duca di Wellington, che all’inizio del 1800 fece modificare lo stivale da cavallo assiano al suo calzolaio londinese, Hoby di St James’s Street. I primi erano di cuoio; quelli in gomma impermeabile arrivarono negli anni 1850.
Nord America
Cappellino da baseball
📍 Brooklyn, New York, Stati Uniti
Il cappellino da baseball risale al 1860, quando i Brooklyn Excelsiors scesero in campo con un berretto tondo a visiera lunga; entro il 1900 lo «stile Brooklyn» si era affermato. Un rinforzo in lattice, aggiunto negli anni 1940, diede al cappellino moderno la sua forma.
Coperta navajo da indossare
📍 Nazione Navajo (Arizona e Nuovo Messico), Stati Uniti
Prima dei tappeti, le donne navajo tessevano coperte di lana a righe da portare sulle spalle. I popoli delle Pianure le apprezzavano: nel 1850 una poteva costare 50 dollari in oro. Il passaggio ai tappeti arrivò solo quando la ferrovia raggiunse le terre navajo, negli anni 1880.
Mola (pannello di stoffa a strati tagliati)
📍 Guna Yala (isole San Blas), Panama
Le donne guna fanno le mola sovrapponendo stoffe colorate e ritagliando forme per far apparire i colori sotto. I disegni nacquero come pittura corporea e passarono sulla stoffa commerciata nell’Ottocento; oggi le mola decorano le loro camicette.
Pile
📍 Lawrence, Massachusetts, Stati Uniti
Il pile nacque alla fine degli anni 1970 alla Malden Mills, fabbrica tessile di Lawrence, in Massachusetts, che trasformò il suo tessuto in poliestere per sacchi nanna in un rivale leggero e caldo della lana. Non fu mai brevettato, e presto il pile fu ovunque.
Sud America
Cappello Panama
📍 Ecuador (da Montecristi a Cuenca)
I cappelli Panama si intrecciano in Ecuador con la paglia della palma toquilla. Presero il nome sbagliato perché i viaggiatori, tra cui i cercatori della corsa all’oro che attraversavano l’istmo, li compravano a Panama. L’UNESCO ha riconosciuto l’arte dell’intreccio nel 2012.
Chullo (berretto a maglia con paraorecchie)
📍 Ande del Perù e della Bolivia
Il chullo, berretto a maglia con paraorecchie, viene dagli altopiani di Perù e Bolivia. Gli artigiani andini, che impararono la maglia dagli spagnoli, lo fanno con lana di alpaca, lama o pecora; sull’isola di Taquile, nel lago Titicaca, lavorarlo a maglia è patrimonio UNESCO.
Sombrero vueltiao (cappello di canna a righe)
📍 Valli del Sinú e del San Jorge (Córdoba e Sucre), Colombia
Il sombrero vueltiao bianco e nero viene dal popolo zenú delle valli del Sinú e del San Jorge, in Colombia. È intrecciato con la canna caña flecha, il nome allude alla treccia girata e rigirata, e nel 2004 è diventato un simbolo nazionale.
Oceania
Bilum (borsa a rete)
📍 Nuova Guinea (Papua Nuova Guinea)
Il bilum è una borsa a rete elastica che le donne della Nuova Guinea intrecciano a mano con fibra di corteccia. Le donne degli altopiani la portano con la cinghia sulla fronte e la borsa sulla schiena, trasportando fino a 20 kg di patate dolci, igname o legna da ardere.
Mantello di pelli di opossum
📍 Australia sud-orientale (Victoria, Nuovo Galles del Sud e Australia Meridionale)
Gli aborigeni dell’Australia sud-orientale indossavano mantelli di decine di pelli di opossum cucite con tendini di canguro, con disegni del clan incisi sul lato interno e strofinati d’ocra. Ne sopravvivono solo pochi realizzati prima del 1900.
Mantello di piume (ʻahu ʻula)
📍 Isole Hawaii
I capi hawaiani indossavano gli ʻahu ʻula, mantelli coperti di minuscole piume rosse e gialle legate a una rete di fibra di olonā. Il grande mantello di Kamehameha conterrebbe 450.000 piume di circa 80.000 uccelli; nel 1779 un capo ne posò uno sulle spalle del capitano Cook.